lunedì 14 aprile 2014

Stephen Hawking & i suoi amichetti

The Grand design di Stephen Hawking e Leonard Mlodinow è un libro di divulgazione scientifica non so quanto rispettabile perché non sono uno scienziato. 
 Tuttavia i due dedicano una buona parte del libro a blaterare di filosofia, muovendo le basi da questa illuminante trovata:
Traditionally these are questions for philosophy, but philosophy is dead. Philosophy has not kept up with modern developments in science, particularly physics. Scientists have become the bearers of the torch of discovery in our quest for knowledge.
Non capisco. Stephen, lo sanno i bambini che nel momento in cui dici che la filosofia non esiste, stai filosofando.  

stephen ama volare, col corpo e con la fantasia

Altro noto fisico, Lawrence Krauss: ho colto su internet questa sua riflessione concessa al The Atlantic,  che sottopongo al vostro giudizio:
[philosophy] reminds me of that old Woody Allen joke: those that can’t do, teach, and those that can’t teach, teach gym. And the worst part of philosophy is the philosophy of science; the only people, as far as I can tell, that read work by philosophers of science are other philosophers of science. It has no impact on physics whatsoever.
Il fatto che Krauss valuti l'importanza di un libro in base a quante persone lo comprano (mi perdonino) fa cagare. Il fatto che gli scienziati non leggano, stando a quanto dice, le riflessioni dei filosofi della scienza invece mi preoccupa. 
Tutti questi piccoli scienziatini che non vedono oltre alle loro macchinette e non credono in niente che sia fuori dal laboratorio, che fanno esperimenti, senza un dio o almeno un fine condiviso, senza uno stato che li controlli? Si crogiolano in pseudo filosofie come fa hawking, non accettano il dubbio se non inserito nei loro parametri, sostengono il cicap, scrivono best seller poco approfonditi che puzzano più di acchiappabenevolenza dalle folle che di allargamento della conoscenza. Quale direzione ha la ricerca, oggi? Vogliamo davvero che ogni esperimento scientifico fattibile venga effettivamente fatto?
Tornando a The Grand Design, Leonard e Stephen vi fanno una forte professione di pluralismo ontologico, ovvero sostengono che se sia più vero il big bang o il creazionismo lo si può decidere solo in base alla loro utilità, alla usefulness del modello prescelto. Adottiamo il metodo scientifico perché predice meglio il futuro della divinazione sui fondi di caffè, e da quel momento diventa vero che c'è la legge di gravità. I due non lo chiamano pluralismo ontologico ma mode-dependent realism, e probabilmente credevano di stare scoprendo qualcosa di grosso. Non suscita loro alcun dubbio il concetto di useful, non trovano problematica la definizione di ciò su cui basano l'intera percezione della realtà e della vita. La storicità di questo concetto non li preoccupa né esalta, niente.  Gli uomini perfetti in mano a cui (IPERBOLE ALERT) mettere giochini che se li attacchi in un senso fanno brillare uno ione e se li attacchi nell'altro nasce un buco nero. 


Dichiaratamente ateo, convintissimo che la scienza si sia pappata dio, a un certo punto Stephen si fa scappare un:

In this view, the universe appeared spontaneously from nothing.

che è fondamentalmente la Genesi biblica, riscritta in parole dei giorni nostri. BUUU.


Tutto ciò lo chiuderei col vecchio adagio che senza microscopio gli atomi non esistono, che è la naturale conclusione dei ragionamenti dei due, ma forse un passo troppo grande per questi signori che non fanno filosofia.
Essendo la filosofia morta, ricordiamolo.

links ad articoli belli e che mi furon d'ispirazione:
massimo pigliucci su AEON : articolone che parla in generale di scienza vs. umanismo, cita Krauss e Hawking.
PHILOSOPHYNOW


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