mercoledì 31 luglio 2013

filosofia della religione versus filosofia della (fanta) scienza

cari lettori profani o un po' del mestiere o grandissimi filosofi o religiosi o scienziati che siate,
questo post chiede consigli.
quale delle due parti del titolo di questo post è più interessante approfondire? in soldoni che tesi faccio?

della scienza vorrei il fascino della potenzialità. per quanto siano grandi le rivoluzioni che abbiamo avuto, ho sempre l'impressione che possano impallidire rispetto a quelle che verranno. è nella sua apparente e tendenzialmente condivisa mancanza di limiti che si nasconde il suo potere, che si giustificano le ricerche più disparate ed effettivamente si va oltre i confini immaginabili.
i problemi, per un uomo che cerca duramente di non essere al passo coi propri tempi, sono due:
1) che magari tutto ciò è una fase, una bolla, e diamo alla scientificità tutto questo alone di potenza perché in fondo ci speriamo,  ma in realtà poi rimane la natura e l'uomo che ci combatte contro, mai che la sovrasta una volta per tutte o ci si armonizza grazie al progresso ed alla conoscenza. la natura è "più infinita" della scienza?  2) che invece magari stiamo facendo la cazzata e ci autodistruggiamo tramite una a scelta fra: inquinamento/guerra/virtualità/sterilità/rottura del sistema dei valori/pasticcione di dna e geni e virus e nanotecnologie/ frittata cosmica con buchi neri, cern di ginevra e nato. quindi il problema è se, come, su quali criteri limitare ed indirizzare la ricerca. ad oggi, chi deve indirizzarla soprattutto.

dal canto suo la religione ha la maestosità del Sempre. la nostra religione tradizionale ha l'obiettivo non da poco di togliere dal caotico flusso spaziotemporale ciò che ci piace di più e farcelo guardare bene; ma il bello è che sicuramente esistono religioni che fanno l'opposto (immergerci a pieni polmoni nel caos spaziotemporale) ma hanno in fondo lo stesso scopo. scopo irriducibile secondo me ai classici: rassicurare, dare spiegazioni, preservare la specie, giustificare l'ineguaglianza, distribuire il potere,...
sulla terra, la religione è una cosa grossa come tutte quelle che fanno accadere gli eventi grossi. sarò un po' antico, ma "la causa dev'essere maggiore dell'effetto prodotto" mi pare ancora evidente come a=a. in una tesi sulla religione come la intendo io dio ce lo si può anche cagare poco, la vera ricerca è sulla fede, sulle ragioni, le modalità e le possibilità della fede nei vari mondi che viviamo. poi la religione oggi la vedo un po' tipo gigante ferito, figura simil-poetica che mi attrae un sacco, perché sicuramente non se lo aspettava ed ora si incazza.

che fare??

1 commento:

  1. Una cosa non esclude l'altra. L'Eterno contiene, in sé, il divenire. La cosa migliore sarebbe fare il nostro dovere in armonia con la nostra natura, consapevoli di non far nulla di più importante che bere un bicchier d'acqua.

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