un'oretta a settimana la dedicherò di sicuro a guardare le dieci puntate di "free to choose", documentario divulgativo neoliberista di milton friedman di cui vi propongo qua sopra la prima puntata (sottotitolata e lanciata dall' istituto bruno leoni.)
in effetti, mi risulta sgradevole gran parte del suo argomento, per non parlare del sorriso rassicurante che insiste a dire "guardate come la libertà economica mi ha reso luminoso". non mi piace quando parla di adam smith sottovalutandone gli aspetti scomodi, o peggio rinuncia in partenza all'idea di un sistema che sfami tutti.
però, proprio come il sistema di cui prende le difese*, che ti coccola tenendoti fra le sue grinfie, il video è gradevole alla visione e le idee filtrano: affascinante il discorso sulla matita, il reportage da hong kong è un bel diversivo, la seconda metà del video è un dibattito che ti mostra come i pareri avversi siano sempre accetti nel liberismo, asserendo che non esiste libertà individuale se non nella libertà economica. in quella biblioteca universitaria dove siedono, tutto è pervaso da una limpida aura di sereno intellettualismo, amichevole quasi, che ti vuole bene. frasi come "è un mito che ci sia una specie di grande potere delle imprese qua in america" scivolano via come niente fosse, là dentro. sento anche che il capitalismo più trionfa meno inquina infatti basta vedere che l'aria dei paesi più potenti è meno sporca di quella dei paesi poveri (!!!).
googleando friedman ho scoperto che con lui condivido altri argomenti meno strettamente economici. ma con questo primo episodio, intitolato "the power of the market", non mi ha (ancora?!) conquistato.
*ma lui si pone in posizione d'attacco. la libertà economica non c'è oggi, bisogna combattere per averla.
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