mercoledì 29 gennaio 2014

corso di filosofia casuale: edmund husserl

dibattitoni oggi sul ciapapuer:

signore e signori buongiorno,
sono edmund husserl, mitteleuropeo per eccellenza, nato in moravia da famiglia ebrea, cresciuto in austria e morto tedesco, nel 1938, alla veneranda età di 79 anni. del mio pensiero tutto, ciò che sempre vivrà è la fenomenologia. ho avuto discepoli fra i più famosi che si possano avere, tanto che qualcuno mi ricorda come "il maestro di heidegger". argh. il giorno del mio compleanno del 1926 heidegger, quel romanticone, mi consegnò una copia di essere e tempo, il suo-dicono-capolavoro. libro che ha dedicato a me: quando la fama del traditore si fece grande dovetti leggerlo, ed ebbi modo di giudicarlo una copia del mio stesso pensiero, solo senza fondamento. del resto quale fiducia potevo riporre nella mente di un uomo che neanche le pulsioni sessuali alla fedeltà coniugale sa sacrificare? non mi è mai piaciuto sto heidegger, falso e nazista, io preferisco piuttosto che mi definiate con un modesto "l'allievo di brentano". franz brentano sì che era un filosofo, razionale, serio, come si deve. aveva capito l'intenzionalità dei fenomeni psichici: la coscienza è sempre coscienza di qualcosa. un bagno di realtà per tutti. ma stiamo parlando di un prete che si è spretato per il fastidio che gli procurava il dogma dell'infallibilità del papa, mica poetuncoli.



ciao a tutti,
sono umberto del ciapapuer.blogspot.com. trovo che l'intervento del prof. husserl meriti qualche chiarimento: pensatore di grandissimo spessore, meno analitico di come si è presentato, però. il "fondamento" cui accennava è il suo ben noto atteggiamento fenomenologico, che consiste nel mettere fra parentesi la percezione ingenua del mondo, la posizione scientifica che fa delle cose oggetti che ci cadono fra capo e collo; solo dopo aver praticato questa epochè, ricerca del disinteresse verso le singole esistenze, è possibile per husserl effettuare la riduzione eidetica alle loro essenze. appare però, similmente a come era apparso a cartesio, che oltre un certo livello non si può andare. non si può superare la coscienza come residuo ultimo ed indubitabile della riduzione. non la mia coscienza individuale, ma quella pura che è l'intenzionalità che verte sempre sulle cose del mondo. sono così salvaguardati l'accidente e la psiche, il dualismo metafisico sembra tornare, ed è giunto il tempo di fare due "meditazioni cartesiane", sul finire degli anni '20.
il filosofo francese aveva dimenticato il tempo: l'io trascendentale che è residuo del lavoro fenomenologico è inseparabile dalle sue esperienze vissute. non è sostanza pensante (res cogitans), è piuttosto "l'universo delle possibilità di senso", senza il quale le cose del mondo non hanno significato.


scusate eh,

sono paolo cliente di sanpaolo.
mi sono venduto il faccino alla pubblicità e ora mi tirano in ballo ovunque. rappresento in questo dibattito la voce del cosiddetto uomo della strada. volevo domandare cosa ne è dei rapporti fra soggetti diversi in una filosofia di questo tipo. se alla fin fine tutto va ad essere racchiuso in sta mega coscienza che da senso al resto, come fanno ad esserci insieme la mia e la tua coscienza? come avviene il meccanismo di scambio di conoscenze, emozioni, idee fra persone diverse?  esistono persone diverse? va a finire che ci sei solo tu che pensi, e mi diventi un solipsista, husserl! queste cose mi ripugnano, certo che poi salta sempre fuori il nazista co ste filosofie. meglio le banche.


hai perfettamente ragione giovanotto,
alle volte ci si perde la dimensione reale del mondo, stando dietro a tutte queste teorie. sono max scheler, allievo del prof. husserl, fan anche io della fenomenologia.
e devo dire che nonostante l'impegno che il mio maestro ha mostrato tramite il concetto di mondo-della-vita (flusso vitale originario privo di distinzioni e giudizi), e frasi accomodanti come questa
«Il mondo è dato a noi costantemente, ma in primo luogo è dato a me. Ed a me è dato anche il fatto che il mondo è dato a noi, e ci è dato come uno e come lo stesso»
mi pare che si perda nei suoi intellettualismi, e dimentichi il sentimento, che è intenzionale vertendo su valori, i quali hanno dunque l'esistenza così come le cose su cui verte la conoscenza.
la mia filosofia è un po' più pratica, attiva, vedo nella simpatia e nell'amore forze degne di studio, ben più che le idee platoniche, che tanto piacciono e husserl.
ma "la crisi delle scienze europee", pubblicato postumo nel 54, è un libro che merita; vi ho tratto questa citazione con cui vi lascio: "le mere scienze di fatti creano meri uomini di fatto".







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