giovedì 6 febbraio 2014

BREAKING NEWS: in questo post c'è un'immagine grandissima


l'impatto delle immagini grandi






















e ora che l'avete vista, eccoci alla questione di oggi, che certo non è breaking.
sto in questi giorni interrogandomi, e leggendo qualcosetta, su come si sviluppi la cosiddetta viralità su internet, caratteristica che distingue un post di successo da uno che no, nessuno se lo caga.

intanto, spero di trovarvi d'accordo nel dire che l'ambito delle condivisioni sui social non è di quelli nei quali il raziocinio più puro sembri governare. qua trovate le duecentoventotto notizie più condivise sui social in italia nel 2013. da notarsi rapidamente che la stragrande maggioranza proviene da pochi siti, e riguarda cazzate.
è pertanto un tema da affrontare criticamente, con il giusto livello di puzza sotto al naso: vedere come diamine facciano repubblica.it e fanpage.it a far credere alla gente che la pubblicazione di link di merda sulle bacheche di ogni social possa migliorare la giornata, o le relazioni sociali, a qualcuno.
come ogni argomento, è un argomento succosissimo.

a rispondere a tutte le nostre domande c'è un comodo studio di tale sonya song, realizzato prima sui dati della pagina facebook del boston globe, poi più in ampio. [di cui si legge, in inglese, ai due link seguenti (uno | due)].
i risultati pratici del suo studio sono questi:
-le persone passano continuamente da un modo "lento" a uno "veloce" di pensare: questa premessa psicologica non so che riscontri abbia nella scienza apposita, ma prendiamola per buona
-sui social prevale il modo "veloce"
-per fare presa su un cervello in versione "veloce" serve un uso sagace di immagini (ad immagini più grandi corrisponde un virality index superiore; un post senza immagini è morto, ma questo il ciapapuer l'aveva già capito clap clap clap) e parole semplici, meno di tre sillabe possibilmente, e scritte grandi
-d'altro canto il modo "lento" di operare è attratto da domande aperte e storie complicate, ma è più difficile da attivare
-le domande incoraggiano risposte (grazie sonya)
-la gente impazzisce per i "turning point", il momento di massima tensione in cui la storia va a sinistra o a destra
-stupore, intrattenimento, rabbia, ansia: quattro parole per definire un'epoca tramite ciò che la gente vuole
-i link poco condivisi ma molto commentati indicano in genere la presenza di tematiche spinose, che gli utenti esitano a portare sulla propria bacheca, temendo il giudizio di amici, parenti, conoscenti

altri studi, portati avanti da jonah berger, oltre a confermare il ruolo dell'emotività nel successo di un post, introducono il concetto di moneta sociale, il pregiato soldo che ti fa sentire al corrente, dentro alla cultura nella quale preferisci autorappresentarti. questo fenomeno si materializza nei link che fanno capire che sai qualcosa ma non ce la dici tutta: le battutine che non tutti possono capire, ma che coloro che capiranno interpreteranno come un segno che anche tu che l'hai pubblicata sei del suo stesso gruppo di sottili intenditori.

il new yorker ha pubblicato un articolo carino sulla ricerca di berger, che lascia intendere come questa scienza sia in pieno divenire, ed i modi migliori di far prendere bene la gente sui social stiano cambiando sotto i nostri occhi. e, a vedere la storia di viralnova.com, sembra andare sempre peggio.

ad ognuno le proprie valutazioni: che cosa e perché leggiamo su internet ogni giorno, le conseguenze sul cervello umano dell'essere così conscio del suo medesimo funzionamento, le potenzialità devastanti di una piena manovrabilità delle menti altrui, sono tutti bei ciapapuer con cui riempirsi la testa in momenti che sennò avremmo rischiato di trascorrere produttivamente.

ecco come maria konnikova del newyorker finisce il suo post, ed è così che lo finisco pure io:
The irony, of course, is that the more data we mine, and the closer we come to determining a precise calculus of sharing, the less likely it will be for what we know to remain true. If emotion and arousal are key, then, in a social application of the observer effect, we may be changing what will become popular even as we’re studying it. “If everyone is perfectly implementing the best headline to pass on, it’s not as effective any more,” Berger says. “What used to be emotionally arousing simply isn’t any longer.” Those in search of evidence for this should look no further than Viralnova.com, a site that was started just eight months ago and is already the seventh most popular site on the Web, at least as measured by Facebook shares. As I type, the lead story on its front page is “Her Little Boy Has No Idea His Mother Is About To Die. What She’s Doing About That Is Amazing.

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