io, che mi lamento di chi non dubita, dubiterò ora delle due parti di questo assioma, attività dalla quale nasce questo post biforcuto.
dunque, sti potenti sono cattivi?
| nomen omen: Cuordipietra Famedoro |
più hai soldi, meno la spesa degli stessi ti infiacchisce. più hai soldi, più facilmente eviti il fastidio di pagare con il tuo tempo, la tua libertà, il tuo sudore: spesso trovi abbastanza soldi da dare quelli al posto del resto.
discorso simile si può fare per il potere, di cui puoi sempre condividere qualche pezzettino con chi dovrebbe esserti ostile, e renderlo amico o quantomeno inoffensivo.
il poveraccio che usa i suoi pochi spicci per comprare le cose che il potente gli propone, fa la stessa cosa. cerca di ottenere il massimo sul mercato. potendo comprare delle scarpe più belle, se le compra, molto spesso. potendo averle a metà prezzo da un amico che le fa arrivare chissà da dove, le compra sicuro. ottiene il meglio che può (ovvero inquina e non paga le tasse, oltre ad abusare delle conoscenze personali, in questo caso). la fortuna dell'uomo medio è che il suo meglio sia abbastanza piccolo da essere difficilmente additato come causa di male. gli va bene, al poveraccio, che una singola scarpa nike comporta qualche goccia di dolore e di benzina in giro, ma troppe poche per renderlo cattivo.
tramite il nostro sistema morale non si può condannare chicchessia sulla base del bene che non fa. la moralità comune (che è un mix di bibbia, costituzione, necessità sociali) è passiva, punisce il fallo, difficilmente premia il merito se non in figure tipiche, vedi i santi o berlinguer. possiamo dire che l'assassino fa del male senza problemi, ma già un altro paio di maniche è far emergere lo sporco di chi compra un prodotto di una azienda cattiva secondo i parametri ambientali suddetti. comodamente tutto il male viene fatto pesare su chi inquina, senza ricadute di alcun tipo su chi ne finanzia coi suoi appetiti la condotta. bisogna non comportarsi male, per essere dalla parte del bene. secondo me è discretamente misera come impalcatura su cui fondare una società furba. ha però un pregio notevole: il potente si fa ritrarre come cattivo ottenendone in cambio innumerevoli vantaggi, tali che se ne può fottere; il miserabile, che partecipa sotto sotto alla cattiveria del potente, senza godere dei benefici della cosa, può quantomeno sentirsi buono ed avere di che lamentarsi.
esistono, fra questi due estremi, vari e tutti tristissimi gradi intermedi che si possono immaginare.
il potente risulta dunque prominente nella contrattazione collettiva. fa ciò che fanno tutti, ma di più e meglio. è questa cattiveria? dove si situa il limite? il paradosso del sorite, o mucchio di sabbia, risulta qua calzante.
in sostanza, tutto ciò può funzionare solo in una prospettiva utilitaristica. fai il prodotto azzardando un calcolo quantitativo di piaceri e dolori, e viene fuori che l'imprenditore che inquina il lago dietro casa per non installare i filtri ai suoi scarichi è utilitaristicamente malvagio. il suo cliente fa un male al mondo che ad un calcolo approssimativo pare essere inferiore al bene che fa a se stesso con quelle scarpe che lo rendono tanto felice.
in questo senso ci farebbe comodo il ritorno di una morale della virtù, cosa che i greci parevano viversi benissimo, come dice alasdair macintyre: cerchiamo intorno a noi ed elogiamo l'eccezionalità, la grandezza, ma anche il giusto medio, cosa che a modo suo funziona anche per i discendenti dei protestanti, ci mostrò weber. altro discorso comunque, qua si voleva solo dubitare.
e il risultato di sto post è che casomai mi trovassi nella vita ad essere un potente-cattivo, mi giustificherei dicendo che in gioventù mi ero interrogato su questo punto, e mi ero reso conto che in realtà sono gli altri, le folle, tutti, che sono cattivi. [o, certamente, nessuno lo è].
forse non l'ho detto esplicitamente, ma una morale utilitaristica a me convince davvero poco.
qua c'è il secondo post , che scava nella questione che la gente sia stupida o meno. ahiahi temone quello
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